L’Oss con partita Iva: la storia di Francesco e del progetto “Io Assisto”

L’Oss può lavorare con partita Iva come libero professionista?

La risposta, naturalmente, è sì.

È vero. Quando si parla della nostra figura professionale il primo pensiero che viene in mente è rivolto agli operatori dipendenti, pubblici o privati. Si tratta di uomini e donne impegnati perlopiù negli ospedali, nelle RSA o nelle Case di Riposo.

Anche nell’ assistenza domiciliare, gli operatori svolgono quasi sempre il loro servizio alle strette dipendenze di Cooperative e Associazioni. Questi enti fungono da intermediari e propongono condizioni spesso svantaggiose per molti Oss. È da qui che scaturisce la volontà, di alcuni Oss, di mettersi in proprio.

Ma perché un Operatore Socio-Sanitario dovrebbe aprire una partita Iva? Quali sono i vantaggi? Cosa cambia rispetto a un contratto di lavoro tradizionale? Per rispondere a queste domande ho pensato di rivolgermi direttamente ad una persona del settore.

Questa persona si chiama Francesco Milo ed è un ragazzo di 31 anni che si occupa di assistenza domiciliare sul territorio di Brindisi.

In questa intervista ascolteremo la sua storia e la nascita di un progetto innovativo da lui fondato, che ho trovato davvero interessante.

Io e Francesco ci siamo sentiti via email. L’ho tempestato di domande che riporto qui a seguire.

Ciao Francesco, come mai hai deciso di aprire una partita Iva?

“Ciao Marco, ho sempre lavorato in molte strutture da nord a sud prima di arrivare a maturare questa scelta e devo dire che sono piacevolmente soddisfatto del mio lavoro. Essere un Operatore Socio-Sanitario richiede un grande impegno quotidiano e ti mette a stretto contatto con molte persone e con i loro intimi disagi. Ci sono colleghi che purtroppo eseguono questo compito meccanicamente. Hanno perso la passione o forse sono troppo schiacciati dalle difficoltà salariali e non, che spesso sono da fame o in condizioni oltre la legge. Tuttavia, anche in condizioni decenti, ho notato che quando si lavora in strutture da centinaia di ospiti è facile cadere nella routine e nella monotonia. Francamente non accetto certe cose, per questo motivo ho deciso di diventare un libero professionista”.

Di cosa ti occupi esattamente? A chi è rivolto il tuo servizio?

“Mi occupo di assistenza domiciliare. Mi rivolgo principalmente a persone non autosufficienti per un massimo di un’ora (o accesso) al giorno.  Infatti quando pattuisco l’onorario non parlo mai di tariffa oraria, ma di “accessi” quotidiani, cioè quante volte nel corso della giornata mi recherò presso quel domicilio per svolgere quel determinato servizio. Un solo accesso dura tra i 30 e i 60 minuti, varia di giorno in giorno. Ogni accesso è una prestazione a tutti gli effetti. Cerco di rivolgermi ad assistiti con una certa soglia di reddito per offrire loro i miei servizi in modo sicuro e legale. Emetto la fattura ai miei clienti ogni settimana (ogni due settimane in alcuni casi) e lo faccio con la fatturazione elettronica. In questo modo gli assistiti potranno detrarlo dalla dichiarazione dei redditi come assistenza sanitaria”.

Come si svolge la tua giornata lavorativa?

“Attualmente gestisco 3 persone, ma una di questa necessità di assistenza anche la sera. Quindi svolgo 4 accessi al giorno. Mi sveglio alle 6 e inizio a lavorare alle 7. Alle 10 ho già finito, spesso anche prima.  La mia vita è cambiata radicalmente. Sfrutto il tempo libero per allenarmi (come sai nel nostro lavoro è richiesta una certa forza non che una schiena sana) oppure per fare le attività varie affini ad un progetto”.

È stato difficile da un punto di vista burocratico aprire una partita Iva? Quali spese hai dovuto sostenere?

“Stare dietro alla burocrazia non è poi così complicato. Aprire o chiudere una partita Iva non richiede costi. Consiglio comunque di affidarsi ad un professionista. Ci vorrà un commercialista e questo ha certamente un costo, che dalle mie parti non supera i 30 euro. Il commercialista individuerà un codice Ateco adatto. Per la nostra professione è 96.09.09. Si tratta di un codice che indica genericamente “servizi alla persona”. Questo è un grosso vantaggio per due motivi. In primo luogo non dobbiamo versare trimestralmente i contributi, indipendentemente dalle entrate, come avviene per artigiani e commercianti. In secondo luogo questa categoria è esente dall’IVA. Un vantaggio sia per il cliente che per noi. Ma la cosa più conveniente è la possibilità di aderire al regime forfettario che permette di avere una base imponibile molto bassa: il 5% sul 67% dei nostri guadagni.”

Consiglieresti a un giovane d’intraprendere questa strada?

“Certamente. Ma non solo a un giovane, lo consiglierei anche a un veterano.  Anzi, per l’assistenza domiciliare forse è più adatto un veterano perché la clientela di questa categoria è molto esigente e i guadagni sono all’altezza. Io ci sono arrivato con una lunga gavetta, infatti è con il passaparola che si fa carriera in quest’ambito. Cliente per cliente si accumula esperienza e consapevolezza del tipo di lavoro di cui si tratta, insieme magari ad una lettera di referenze. Questo inevitabilmente ti “porta in alto”, inizi ad essere richiesto, finché finisci per dover rifiutare qualche proposta per il troppo lavoro.

Non esisto comunque solo l’assistenza domestica. L’Oss libero professionista può essere chiamato a svolgere la propria attività come figura esterna per progetti di vario tipo che hanno ovviamente durate limitate. Le Cooperative e le Associazioni sono sempre alla ricerca di collaboratori. L’anno scorso per esempio ho lavorato (come libero professionista) presso una cooperativa che aveva un progetto con dei ragazzi disabili con cui dovevo organizzare gite fuori porta o al mare (sono anche un bagnino). Quindi come vedi oltre ad un aiuto concreto da parte dello Stato, abbiamo anche una domanda costantemente in crescita”.

Hai parlato di un progetto. Mi spiegheresti di cosa si tratta?

“Il progetto si chiama “Io Assisto” e l’ho creato insieme alla mia compagna Chiara Chiricò. Si tratta fondamentalmente di un portale online, www.ioassisto.com , fondato con l’obiettivo di creare e supportare una comunità di Oss liberi professionisti. L’idea nasce da un’esigenza specifica. Individuare delle persone, su scala nazionale, con cui spartirsi i servizi, poter gestire al meglio l’eccessivo carico di lavoro, individuare delle sostituzioni nei casi di malattia e ferie. Il progetto ha ottenuto il sostegno del Comune di Brindisi che attraverso il progetto del “Laboratorio di innovazione urbana” di Palazzo Guerrieri ci ha riconosciuto un piccolo finanziamento”.

Conclusioni

Ringrazio Francesco per avermi raccontato la sua storia. Ritengo che il suo progetto abbia una potenzialità etica e una finalità sana. Quella di promuovere e valorizzare in generale la figura dell’Oss, che ancora oggi, in alcuni contesti soprattutto, non vive tempi felici. L’obiettivo è quello di scuotere le coscienze e indirizzare la nostra categoria verso un cambiamento profondo di mentalità. Penso che il progetto realizzato da Francesco Milo e Chiara Chiricò meriti di essere affrontato e approfondito con un articolo a parte che proverò a sviluppare prossimamente.

 

 

 

 

Marco Amico

Operatore socio sanitario, blogger e giornalista. Ho 35 anni, una laurea in Lettere e Filosofia, che c'entra poco con la mia professione, e la passione per la scrittura, le bici, le serie TV, i libri, la storia. Lavoro in una casa di riposo e nel tempo libero scrivo articoli d'informazione socio-sanitaria.

3 pensieri riguardo “L’Oss con partita Iva: la storia di Francesco e del progetto “Io Assisto”

  • Maggio 9, 2022 in 12:16 am
    Permalink

    ciao vorrei poterlo fare anchio se mi potreste aiutare sono un oss dal 2004 ho sempre lavorato nelle rsa, per favore mi potreste aiutare a realizzare il mio sogno ringrazio distinti saluti

    Rispondi
  • Maggio 9, 2022 in 9:07 am
    Permalink

    Questo articolo è molto interessante perché mi conferma ciò che ho sempre pensato :mettersi in proprio è un’alternativa di lavoro rispetto alle RSA o agli ospedali ,dove vieni assunta tramite agenzia con contratti che si rinnovano di mese in mesi ,creando un senso di insicurezza per il futuro .

    Rispondi
  • Maggio 9, 2022 in 5:52 pm
    Permalink

    Anche io ho P. IVA, aperta con regime forfettario, ma purtroppo vivo in provincia Molise e qui la gente pur avendo bisogno di assistenza domiciliare, non ci sono soldi

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.