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Il ruolo dell’OSS nell’assistenza al paziente con insufficienza respiratoria

La respirazione è un atto di vitale importanza per ogni essere umano. L’ Operatore Socio-Sanitario deve saper cogliere alcuni segni che rivelano l’insorgenza di problematiche respiratore durante le quotidiane attività assistenziali. In modo particolare, in questo articolo analizziamo qual è il ruolo dell’OSS nell’assistenza al paziente con insufficienza respiratoria. 

Che cos’è la respirazione?

Prima di entrare nel vivo dell’argomento “Il ruolo dell’OSS nell’assistenza al paziente con insufficienza respiratoria”, è necessario porsi una domanda: che cos’è la respirazione?

La respirazione è il processo attraverso il quale gli esseri viventi assorbono l’ossigeno dall’ambiente circostante e liberano anidride carbonica e altri prodotti di scarto. È un processo vitale che fornisce all’organismo l’ossigeno necessario per produrre energia attraverso la respirazione cellulare e rimuovere i gas di scarto prodotti dal metabolismo.

La respirazione è essenziale per la sopravvivenza degli esseri viventi, poiché fornisce all’organismo l’ossigeno necessario per svolgere le funzioni vitali.

Alcuni aspetti (sforzi fisici, età, peso, postura) condizionano la qualità della respirazione.

La respirazione come “parametro vitale”

L’atto respiratorio fornisce importanti segnali sul funzionamento dei nostri polmoni e sulla nostra salute complessiva. È essenziale essere in grado di rilevare eventuali variazioni nella respirazione, poiché queste possono indicare problemi o condizioni che richiedono attenzione medica.

Non a caso la frequenza respiratoria viene considerata, a tutti gli effetti, un parametro vitale. Di norma la frequenza respiratoria di una persona adulta, in condizione di riposo, dovrebbe essere non superiore a 20 e non inferiore a 12 atti respiratori al minuto. È inutile che io ti dica che, in qualità di OSS, dovresti essere capace di rilevare questo importante parametro. La frequenza respiratoria si misura osservando e contando il numero dei movimenti del torace o dell’addome del soggetto nell’arco di 60 secondi. Sono da prendere in considerazione, ovviamente, altri fattori quali, intensità, cadenza e fatica durante il processo di respirazione.

Eventuali alterazioni tipiche della respirazione sono la tachipnea (frequenza superiore ai 20 atti respiratori al minuto), bradipnea (frequenza inferiore ai 12 atti respiratori), apnea (mancanza di atti respiratori), polipnea (respiro profondo e frequente), dispnea (“fame d’aria”).

L’insufficienza respiratoria

L’insufficienza respiratoria si verifica quando i polmoni non riescono a fornire una quantità sufficiente di ossigeno al flusso sanguigno arterioso e/o non riescono a eliminare in modo adeguato l’anidride carbonica.

Esistono due tipi principali di insufficienza respiratoria: acuta, che si verifica improvvisamente e rapidamente, e cronica, che si sviluppa gradualmente nel tempo. Le forme croniche possono manifestarsi in modo stabile o peggiorare lentamente nel tempo, ma possono anche subire una riacutizzazione improvvisa a causa di fattori esterni, come un’infezione delle vie respiratorie.

Se stai studiando per un esame per OSS devi avere chiari due termini. Il primo è “ipossiemia” che indica un livello di ossigeno nel sangue più basso rispetto a quello ottimale. Il secondo termine è, invece, “ipossia” che si riferisce ad un’insufficiente quantità di ossigeno nei tessuti del corpo umano. Possiamo dire che l’ipossia spesso (ma non sempre!) è una conseguenza dell’ipossiemia, ma entrambi i termini, utilizzati sovente come sinonimi, non indicano la stessa cosa.

Per la saturazione dell’ossigeno (spO2), l’OSS utilizza uno strumento, vale a dire l’ossimetro, detto anche saturimetro. Sono da ritenersi normali valori di saturazione di ossigeno superiori al 95%. Se i parametri di un paziente dovessero risultare al di sotto del 90% ti consiglio di avvisare il medico o l’infermiere di turno.

Il trattamento terapeutico più comune nei casi di insufficienza respiratoria è l’ossigenoterapia, che consiste nella somministrazione di ossigeno tramite un dispositivo (solitamente una bombola o un bombolino portatile). La quantità di ossigeno (espressa in litri per minuto) viene regolata per mezzo di un flussimetro e somministrata al paziente attraverso delle cannule nasali o facciali.

A questo punto, è più che opportuno sottolineare un aspetto che, pur risultando banale, serve ad evitare inutili e pericolosi equivoci. L’ossigeno è un medicinale e solo il medico può prescriverne l’utilizzo.

Il ruolo dell’OSS nell’assistenza al paziente con insufficienza respiratoria

Finalmente possiamo entrare nel vivo dell’argomento e rispondere alla domanda: qual è il ruolo dell’OSS nell’assistenza al paziente con insufficienza respiratoria?

Come ho già sottolineato prima, l’Operatore Socio-Sanitario deve essere in grado di rilevare la frequenza respiratoria di un individuo. Questa operazione, come abbiamo visto, non è invasiva e quindi rientra nella sfera delle competenze dell’OSS. In secondo luogo egli deve saper conoscere ed identificare la presenza di eventuali segni che indicano una potenziale compromissione dello stato di salute del paziente. Questi segni possono essere: tosse, stato confusionale, colorito della pelle (cianosi) e respiro affannato.

L’Operatore Socio-Sanitario svolge dunque, nella gestione del paziente con insufficienza respiratoria, un ruolo importante in chiave preventiva.

È chiaro che in presenza anche di uno solo di questi sintomi dovrai immediatamente avvisare il medico o l’infermiere.

Le altre competenze dell’OSS sono riconducibili alla sfera prettamente assistenziale.

L’Operatore Socio-Sanitario collabora attivamente con l’infermiere nella preparazione del materiale per la somministrazione di ossigeno ai pazienti. Inoltre, aiuta i pazienti con problemi respiratori a trovare una posizione che favorisca l’espansione dei polmoni, spesso prediligendo una posizione seduta o semi-seduta rispetto a quella sdraiata. L’OSS si assicura anche di mantenere pulito il cavo orale del paziente e di igienizzare le narici dove viene posizionata la cannula nasale, che può causare irritazioni cutanee. È responsabile di informarsi sul periodo di tempo in cui il paziente deve rimanere allettato e di favorire l’idratazione solo se il paziente è in grado di ingerire liquidi, poiché l’assunzione di liquidi può contribuire a fluidificare le secrezioni e favorire l’espettorazione. Inoltre, si impegna a proteggere l’integrità della pelle, specialmente nelle aree in contatto con le apparecchiature mediche, poiché le cannule nasali o facciali possono causare piccole lesioni cutanee.

Marco Amico

Operatore Socio-Sanitario, blogger e giornalista. Ho 37 anni, una laurea in Lettere e Filosofia e la passione per la scrittura, le serie TV, le bici. Lavoro in una casa di riposo e nel tempo libero scrivo articoli d'interesse socio-sanitario.

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