Quattro luoghi comuni da sfatare sugli operatori socio sanitari.

La professione dell’Oss in Italia esiste da quasi vent’anni. Ciò nonostante si fa ancora tanta confusione circa le responsabilità e le competenze di questa figura professionale. Una situazione che ha generato nella mente dei non addetti ai lavori una serie di pensieri e luoghi comuni sugli Oss che in questo articolo proverò a sfatare. Vediamo quali.

#1 “Dormono durante il turno di notte”.

Molto spesso, soprattutto tra i non addetti ai lavori, c’è questa convinzione. Un luogo comune che vuole che per chi lavora in una struttura assistenziale o sanitaria, pubblica o privata che sia, la notte sia il turno più abbordabile. Un’idea che nasce da un pensiero molto diffuso secondo cui i pazienti, nel corso della notte, non necessitino di assistenza, in quanto dormienti. Una situazione che spingerebbe molti operatori a munirsi di coperte, cuscini e brandine appositamente portati da casa per trascorrere comodamente le ore notturne in corsia. Insomma, il turno di notte sarebbe, secondo costoro, un lungo momento di relax da trascorrere tra le braccia di Orfeo. Mi spiace smentire i sostenitori di questo pensiero e mi rincresce asserire che la realtà è ben diversa.  Anche durante la notte, l’operatore socio sanitario lavora, e pure parecchio! Campanelli e continue richieste di intervento caratterizzano, infatti, il turno notturno di infermieri ed Oss. Ricordiamo ai “partoritori” di tale aulico pensiero che ci si può sentire male anche di notte. In molte strutture, inoltre, i degenti vanno a letto molto presto, intorno alle 19,00. Per molti di loro, dunque, potrebbe risultare normale svegliarsi alle 4 di notte e chiedere aiuto per potersi alzare.

#2 “Sono subordinati agli infermieri”.

Altra convinzione molto radicata e che trova un forte riscontro nell’immaginario collettivo  è che il ruolo dell’operatore socio sanitario sia in qualche modo subalterno a quello dell’infermiere. Non smetterò mai di dirlo: l’Oss non è un infermiere e un infermiere non è un Oss. Le due figure svolgono funzioni completamente diverse che forse non è più il caso di elencare. Su questo tema, pochi giorni fa, ho scritto un articolo in cui oltre a chiarire, una volta per tutte, la differenza tra le due professioni, auspicavo ad un maggiore collaborazione tra operatori socio sanitari ed infermieri professionali. Puoi consultare integralmente quell’articolo cliccando qui.

#3 “Lavaculi”

È il peggior luogo comune e forse anche quello più frequentemente attribuito alla figura dell’operatore socio sanitario. Sorvoliamo sulla terminologia tipica di uno scaricatore di porto (con tutto il rispetto per gli scaricatori di porto!) che dimostra quanto possa essere misera la facoltà di pensiero, e con essa anche quella di intendere e di volere, di chi ne è in possesso.  Lasciamo stare il lessico che dimostra un’assoluta mancanza di rispetto non solo verso chi svolge questo mestiere ma anche nei confronti delle persone che ogni giorno hanno bisogno della loro assistenza. Ma chi identifica gli Oss volgarmente come “lavaculi”, sicuramente dei sottosviluppati mentali, dimostra di non conoscere ciò di cui parla. Lo abbiamo sottolineato più volte, l’Oss non è un “lavaculi” ma una figura di supporto di base per le persone non autosufficienti. Le loro mansioni spaziano dall’assistenza duranti i pasti, alla mobilizzazione, dal monitoraggio dei parametri vitali al disbrigo pratico, e non sono limitate alla sola igiene intima del paziente.

#4 “Fanno questo mestiere perché non hanno trovato un lavoro migliore”.

Il quarto e ultimo luogo comune (in realtà ce ne sarebbero tanti altri) vuole che la maggior parte delle persone che hanno deciso di fare questo mestiere in realtà lo hanno fatto perché non hanno trovato un lavoro migliore. Un pensiero, o meglio un “antipensiero”,  che molto genericamente può essere adattato a qualsiasi altra professione e non solo alla nostra. Ma forse un fondo di verità c’è. Siamo un po’ onesti soprattutto con noi stessi. Fare l’Oss non è “una passeggiata”, è un lavoro molto duro e sfiancante, sia fisicamente che psicologicamente. Inoltre, è risaputo ormai che tutta la categoria in generale non gode di particolari riconoscimenti sotto un profilo sociale, istituzionale ed economico. Ma asserire che siamo diventati operatori in assenza di una prospettiva lavorativa migliore mi sembra francamente il frutto di un evidente delirio di seria entità.

 

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