Perché gli Oss non possono eseguire iniezioni?

L’argomento è noto un po’ a tutti. L’operatore socio sanitario non può e non deve effettuare iniezioni. Operazione questa che rientra irrevocabilmente nella sfera delle competenze mediche ed infermieristiche. Tuttavia, ancora oggi, molti mi chiedono, anche legittimamente, il motivo di un simile divieto che rappresenta per chi svolge la professione di Oss un vero e proprio limite. Un divieto che ovviamente vale solo per gli operatori socio sanitari senza formazione complementare. È opinione assai diffusa, infatti, che la somministrazione di un farmaco per via intramuscolare, sottocutanea o intradermica fosse una pratica relativamente semplice al punto che, quando abbiamo il bisogno di una puntura, può capitare che ci si rivolga a dei “laici” che non hanno mai intrapreso studi infermieristici (la vicina di casa, la nonna, un amico). Ed è qui che i miei studi umanistici mi riportano alla mente il personaggio di un classico della letteratura italiana, “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini. La signora Concezione, madre del protagonista Silvestro, per guadagnarsi da vivere praticava iniezioni a domicilio, naturalmente senza alcuna formazione in merito. In realtà, eseguire un’iniezione implica dei rischi più o meno seri e con questo articolo proverò a spiegare il motivo per cui l’operatore socio sanitario non può fare una puntura.

Si tratta pur sempre della somministrazione di un farmaco.

Uno dei motivi per cui l’Oss non può effettuare iniezioni è abbastanza ovvio. L’iniezione non è altro che la somministrazione di un farmaco e quindi un’attività tipicamente infermieristica e notoriamente vietata all’operatore socio sanitario, il quale autonomamente non è autorizzato neppure a dare una semplice compressa (una tachipirina per esempio) al paziente che la richiede. L’Oss eventualmente dà il suo contributo “per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso”, come ricorda l’allegato B dell’Accordo Stato-Regioni del 2001, ma non può per nessuna ragione somministrare farmaci, neppure per via orale, figuriamoci secondo una procedura decisamente più invasiva e che implica qualche rischio, come può essere appunto un’iniezione. L’operatore che compie questo atto può andare incontro a seri guai giudiziari. Egli rischia infatti di subire una denuncia per “esercizio abusivo della professione”, in quanto si avvale di una mansione per l’esecuzione della quale sono previsti titoli e studi non posseduti.

Si tratta di una procedura che implica dei rischi.

Anche se, come ho sottolineato in precedenza, si tratta di una procedura relativamente semplice, l’esecuzione non corretta di un’iniezione intramuscolare implica dei rischi che può arrecare danni, anche gravi, alla salute umana. Troppo spesso questa operazione viene sottovalutata da chi la compie, proprio per l’eccesso di sicurezza legata alla sua facilità d’esecuzione. Ma una iniezione fatta male può provocare infiammazioni del nervo sciatico ed anche delle emorragie soprattutto nei soggetti che presentano problemi di coagulazione. Non di rado, può capitare inoltre che una puntura non eseguita correttamente, anche da un punto di vista igienico e sanitario, provochi delle infezioni e degli ascessi sul malcapitato che ha avuto solo la colpa di essersi fidato della persona sbagliata. Nel peggiore dei casi, anche se si tratta di una possibilità molto remota, una puntura non eseguita nella maniera giusta può portare anche al decesso. A Pagani, nel 2018, un uomo di 47 anni è morto per un banale ascesso seguito ad un’iniezione intramuscolare effettuata qualche giorno prima (fonte: Lacittàdisalerno.it ). Fare un’iniezione può sembrare un gioco da ragazzi, e forse lo è, ma si tratta sempre di un’operazione che richiede un’accurata formazione e non deve essere mai figlia dell’improvvisazione.

Marco Amico

Operatore socio sanitario, blogger e giornalista. Ho 35 anni, una laurea in Lettere e Filosofia, che c'entra poco con la mia professione, e la passione per la scrittura, le bici, le serie TV, i libri, la storia. Lavoro in una casa di riposo e nel tempo libero scrivo articoli d'informazione socio-sanitaria.

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