“Tuteliamo i nostri anziani”. Lo sfogo di un’operatrice socio sanitaria.

“Cosa ne sanno le persone comuni del disagio che si prova?”. Comincia così lo sfogo di Annalisa Locci, una giovane operatrice socio sanitaria che lavora in una casa di riposo della provincia di Cuneo. Dal suo intervento, intitolato “Diario di una Oss” e pubblicato su un famoso gruppo Facebook, traspare tutta la preoccupazione e il senso di rabbia di una persona come tante che, in piena emergenza sanitaria, è impegnata in prima linea a garantire una qualità di vita quanto più decente possibile agli anziani che assiste quotidianamente nel pensionato in cui lavora.

Ebbene sì, gli anziani. Sono loro la categoria che merita le maggiori attenzioni, la fascia più vulnerabile, considerata impietosamente da qualcuno “improduttiva”. Ed è proprio a loro, cioè agli anziani, che è rivolta l’attenzione di Annalisa. “Sono loro che il più delle volte ci consolano con la loro risata – spiega la giovane operatrice -. Ci riempiono il cuore di gioia in un momento particolarmente delicato come quello che stiamo vivendo. Loro capiscono i nostri sforzi e sanno cosa vuol dire lavorare con i movimenti rallentati, con le mascherine, gli occhiali e le visiere protettive che si appannano e che ci impediscono anche di comunicare”.

In molte case di riposo, come ha sottolineato la giovane Oss, è stato posto il divieto a parenti ed amici di visitare gli ospiti per evitare che il virus faccia il suo ingresso nelle varie strutture. “La cosa più brutta e frustrante – continua Annalisa – è non riuscire a dar loro il conforto necessario in un momento così triste segnato dalla lontananza dai propri cari. A volte non riusciamo a far capire che lo facciamo per tutelare loro perché la prevenzione resta l’unico modo per combattere il virus e non diffonderlo. Non possiamo più abbracciarli per ragioni di sicurezza e anche alcune cose che prima facevamo con naturalezza, come un sorriso, adesso non possiamo più farle perché i nostri volti sono coperti”.

La rabbia di Annalisa è anche rivolta a tutti quei giovani che in questi giorni lamentano una lesione della loro libertà individuale solo perché non possono più fare cene e aperitivi, o andare a ballare in compagnia di altri amici come accadeva prima della diffusione della pandemia. “Ci sono persone che sembrano non voler capire la gravità della situazione – conclude la giovane Oss – e a farne le spese sono soprattutto gli anziani, la nostra fonte di speranza, la nostra cultura, le persone che hanno fatto grande questo Paese, non dimentichiamolo!”

Marco Amico

Operatore socio sanitario, blogger e giornalista. Ho 35 anni, una laurea in Lettere e Filosofia, che c'entra poco con la mia professione, e la passione per la scrittura, le bici, le serie TV, i libri, la storia. Lavoro in una casa di riposo e nel tempo libero scrivo articoli d'informazione socio-sanitaria.

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