Sponde di contenzione: quando vanno applicate?

Le sponde di contenzione sono delle sbarre in legno o in ferro applicate sul letto di degenza che servono sostanzialmente a garantire un adeguato livello di sicurezza per quei pazienti in cui è stato riscontrato un elevato rischio di caduta accidentale. Quando in una struttura sanitaria o assistenziale si registra un nuovo ricovero, viene fornita ai responsabili tutta la documentazione clinica del nuovo ospite, dalla quale si può evincere se il personale sanitario sia autorizzato o meno ad adottare certe misure di sicurezza finalizzate a preservare l’incolumità dell’ospite. Tuttavia, l’uso improprio di tali strumenti di contenzione possono indurre chi li adotta ad incappare in spiacevoli conseguenze penali. Per questo motivo è di fondamentale importanza conoscere cosa prevede a riguardo la legge.

La contenzione fisica: cos’è e perché viene adottata.

L’uso delle “spondine” di un letto di degenza è strettamente connesso all’importante tema della contenzione fisica. La contenzione fisica è una procedura adottata in ambito sanitario ed assistenziale che prevede l’utilizzo di particolari strumenti finalizzati a limitare la mobilità del paziente (spondine di contenzione, polsiere, cinte addominali, cavigliere, etc). Una limitazione sicuramente sgradevole che tuttavia viene applicata in nome di un principio superiore: l’incolumità del paziente e di chi lo assiste. Dunque l’utilizzo di tali presidi viene effettuato innanzitutto in chiave preventiva, per scongiurare il rischio caduta del paziente, ma anche per ridurre al minimo comportamenti di estrema aggressività da parte del soggetto (nel caso di pazienti psichiatrici potenzialmente pericolosi). Si tratta di metodi estremi che devono essere adottati temporaneamente e solo quando sia stato dimostrato che altri strumenti, meno restrittivi, si siano rivelati inadeguati. Con l’introduzione della legge Basaglia (180/1978), l’uso di questi presidi è stato spesso al centro di un dibattito scientifico tra chi considera la contenzione fisica una procedura inefficace ed ingiusta da un punto di vista etico, e chi invece ne riconosce ancora (con i dovuti modi) l’utilità.

Il sequestro di persona.

L’uso improprio ed arbitrario di strumenti di contenzione fisica, come appunto le sbarre di contenzione di un letto di degenza, sono perseguibili dalla legge. Ciò avviene quando tali presidi vengono utilizzati contro la volontà del paziente e della famiglia. L’operatore sanitario che, in assenza di prescrizione medica e senza alcuna autorizzazione, alza, anche in buona fede, le sponde di contenzione del letto di un paziente può andare incontro a spiacevolissime conseguenza penali. Stando al nostro codice penale, infatti, la contenzione fisica usata in modo illegittimo si configura come reato di sequestro di persona (art.605 c.p.) e di violenza privata (art. 610 c.p.), se ciò avviene con “violenza e minaccia”.

Quando poter alzare le sponde di contenzione.

Quando, allora, si è autorizzati ad “alzare le sbarre”? L’adozione di strumenti di contenzione fisica, come possono essere le sponde di un letto, deve necessariamente essere subordinata ad una specifica prescrizione rilasciata dal medico che tenga conto del consenso del paziente o della famiglia, qualora il primo sia stato dichiarato incapace d’intendere e di volere. Solo in presenza di tali caratteristiche, l’operatore sanitario non solo può sollevare le sponde del letto, ma è anche obbligato a farlo, in quanto tale inadempienza comprometterebbe il livello di sicurezza, e quindi l’incolumità, del paziente.

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