Strutture semiresidenziali e riabilitative chiuse: il Covid manda a casa migliaia di Oss.

La crescente ricerca di Oss, e di personale sanitario in generale, nei reparti Covid di tutta Italia ha fatto pensare che il settore dell’assistenza socio-sanitaria non fosse in crisi, soprattutto se paragonato a tutti gli altri ambiti professionali (negozi, ristoranti, ecc.) costretti a chiudere i battenti a causa delle misure di sicurezza restrittive promosse dal governo. In buona parte del paese, sono stati pubblicati dei concorsi pubblici per la recluta straordinaria di infermieri e operatori socio sanitari per fronteggiare l’emergenza. Un’occasione irripetibile per i tanti operatori disoccupati e in cerca di occupazione, anche se la maggior parte di questi bandi non lascia alcuna speranza di stabilizzazione del personale una volta rientrata l’emergenza.

Ma c’è un ambito che ha pagato e paga più di ogni altro gli effetti della diffusione del Coronavirus. Mi riferisco principalmente ai servizi di assistenza forniti dalle strutture semiresidenziali e riabilitative che, in virtù delle disposizioni imposte dal decreto nazionale per il contenimento del virus, sono state costrette a sospendere le loro prestazioni socio-sanitarie. Una soluzione forse legittima perché dettata da un’emergenza sanitaria, che però ha causato, com’era facile immaginare, non pochi disagi alle famiglie in cui sono presenti persone con disabilità, ma anche ai numerosi operatori che hanno dovuto lasciare, seppure momentaneamente, il loro lavoro. Tra questi figurano anche gli operatori che svolgono assistenza in ambito domiciliare, i cui servizi in molte regioni sono stati sospesi per ovvi motivi di sicurezza. Molti di loro hanno potuto usufruire di ferie (forzate?), altri hanno potuto godere di alcuni “privilegi” forniti dagli ammortizzatori sociali (cassa integrazione). Ma lo scenario generale resta più che preoccupante nonostante i numeri relativi ai contagi siano sensibilmente in calo, almeno da quanto si apprende quotidianamente dai mezzi di informazione. Si suppone (e tutti ce lo auguriamo) che, con i dovuti accorgimenti, a partire dal 4 maggio le strutture citate potranno riaprire i battenti e riprendere la loro indispensabili attività riattivando tutti i servizi di assistenza socio-sanitaria e di riabilitazione fisica e psichica fino ad oggi interrotti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *