Corsi bloccati: come il Covid ha impedito la nascita di nuovi Oss.

L’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus in Italia ha avuto effetti devastanti non solo sul piano sanitario, economico e sociale, ma anche sulla formazione, in particolare (per quanto ci riguarda) su quella riservata agli operatori socio-sanitari. Così molti enti si sono dovuti adeguare ai decreti nazionali per rispondere all’emergenza sanitaria. Lo hanno dovuto fare in nome di un principio superiore, un bene comune: la sicurezza e la salute pubblica. Sono migliaia gli aspiranti Oss che in questi giorni hanno dovuto interrompere, seppure momentaneamente, il percorso intrapreso per ottenere la qualifica e, con esso, anche il sogno di realizzarsi sotto il profilo professionale. Alla base, come tutti sappiamo, la sacrosanta decisione del governo di sospendere le attività didattiche nelle scuole pubbliche e private italiane al fine di evitare assembramenti e favorire il contenimento del virus.

C’è chi aveva appena iniziato il corso e si apprestava a seguire le lezioni frontali in aula, chi invece stava per cominciare il tirocinio. Ma a pagare il prezzo più alto sono soprattutto tutti quegli aspiranti che avevano completato il percorso, sia teorico che pratico, e che attendevano solamente la data dell’esame finale per il conseguimento del titolo. Se è vero che alcuni enti di formazione si sono organizzanti attivando modalità alternative con la produzione di materiale didattico on line, è altrettanto vero che nella maggior parte dei casi lezioni, tirocini ed esami sono stati rigorosamente sospesi e rinviati a data da destinarsi. Una circostanza che ha inevitabilmente bloccato la nascita in Italia di nuovi operatori socio sanitari. Dal 2001, anno dell’introduzione in Italia di questa figura professionale, a oggi, questo sarà, con ogni probabilità, l’anno in cui verranno “sfornati” meno operatori socio sanitari. 

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