“Dopo un anno di duro lavoro mi hanno negato il contratto”. La storia di Ettore.

Il precariato ai tempi del Coronavirus. Avrei potuto titolare così questo articolo. Sì perché la storia di Ettore Borghi, operatore socio sanitario milanese di 32 anni, è anche la storia di tanti lavoratori italiani, “spremuti” al massimo durante il loro mandato e rispediti a casa quando di loro non c’è più bisogno. Eppure della loro disponibilità c’è sempre necessità, soprattutto in un ambito, quale quello sanitario, in cui si registra maggiormente la carenza del personale e, proprio in questi giorni, ce ne stiamo accorgendo più che mai. Il giovane Oss è in servizio in un reparto Covid allestito presso l’ospedale Humanitias di Milano, ma presto dovrà salutare per sempre i suoi colleghi e disfarsi del camice perché il suo contratto, in scadenza a metà mese, non sarà prorogato. Un camice che, meglio di mille parole, racconta il sudore e i sacrifici di un ragazzo che, come tanti, ha dato il meglio di sé per costruirsi un futuro più stabile. La delusione di Ettore è tutta nelle sue parole.

“Dopo un anno di duro lavoro, sacrifici e bocconi amari buttati giù, il resoconto è arrivato – spiega il giovane operatore –  l’ospedale per cui lavoro, dopo avermi spolpato, con vari ragionamenti falsi e ingiustificati ha pensato bene di ripagarmi negandomi il contratto”.

Eppure fino ad oggi la condotta professionale di Ettore sarebbe stata impeccabile al punto da ricevere numerosi apprezzamenti da parte dei pazienti, dei colleghi, e persino dei superiori. “Mai un giorno di assenza e di ritardo – ribadisce Ettore – ho sempre dato piena disponibilità per venire incontro alle esigenze dell’azienda, ore di straordinari non retribuiti, rischi di contagio in reparto Covid. Ho ricevuto tanti complimenti da pazienti e colleghi Oss ma ad un certo punto mi son sentito dire che non ho raggiunto gli standard imposti dall’azienda. Ho dedicato il massimo impegno, serietà e professionalità per contribuire a mandare avanti un reparto in un momento dove più che mai c’è bisogno di personale sanitario. Se nel mezzo della pandemia – conclude amaramente il trentaduenne – ci sono tanti angeli, è anche vero che in mezzo a noi ci sono pure dei diavoli.”

Una storia dall’epilogo amaro che purtroppo non rappresenta un caso isolato nel mondo del lavoro in generale e in ambito socio-sanitario in particolare. Proprio nei giorni scorsi ho scritto un articolo nel quale affronto questo delicato argomento. Per fronteggiare l’emergenza “Coronavirus” sono stati pubblicati numerosi bandi per la recluta straordinaria di personale sanitario in gran parte d’Italia, da nord a sud. Tra questi anche un “esercito” di operatori precari che torneranno ad essere disoccupati quando l’emergenza sarà finita.

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