Oss a domicilio, anche per loro sono giorni turbolenti.

Nei giorni scorsi, in un articolo, scrivevo su come si sono organizzate case di riposo, RSA e comunità per garantire l’assistenza socio-sanitaria ai propri anziani tutelandoli dal rischio “Coronavirus”. Abbiamo visto come alcune strutture abbiano irrigidito il loro regolamento interno, per esempio con la sospensione delle visite di parenti e amici e con l’obbligo a tutto il personale di indossare la mascherina. Misure drastiche finalizzate a tutelare il contesto in cui risiedono gli anziani che sono, come sappiamo, i soggetti più vulnerabili alla pericolosità del virus. Se non lo hai già fatto puoi consultare integralmente l’articolo cliccando qui.

Oggi invece voglio ricordare un’altra categoria di cui nessuno (o quasi) parla e che, almeno secondo il mio modestissimo parere, è esposta maggiormente al rischio di contrarre il virus. Mi riferisco ai medici, agli infermieri, ai fisioterapisti e, nel nostro caso, agli operatori socio-sanitari domiciliari. Come tutti sanno, il Servizio sanitario nazionale (SSN) deve garantire l’assistenza sociosanitaria a tutte le persone non autosufficienti per le quali è previsto che vengano curate all’interno delle loro abitazioni. Per chi usufruisce di questo importantissimo servizio è sicuramente un beneficio poter ricevere assistenza tra le propria mura domestiche, sul proprio letto e tra gli affetti familiari che lo sostengono, fisicamente e moralmente, in qualsiasi momento della giornata. Gli ambienti ospedalieri, inevitabilmente, incutono all’utente un certo timore, un senso di inadeguatezza e di disagio. Lo stesso invece non possiamo asserire per quegli operatori che, al contrario, questi disagi possono provarli in casa altrui, in un luogo in cui ci si può imbattere in consuetudini e stili di vita diversi.

In Italia ci sono migliaia di Operatori socio-sanitari che lavorano a domicilio di pazienti non autosufficienti. Nella maggior parte dei casi si tratta di operatori dipendenti di cooperative sociali ed enti privati convenzionati con il SSN, ma esiste anche una minoranza che lavora in modo autonomo come libero professionista. Non conosco le statistiche ma sono certo che in questa categoria rientrino anche migliaia di operatori domiciliari in nero.

Inutile dire che per loro questi sono giorni turbolenti. Entrare in casa d’altri può rappresentare un serio pericolo per tutti quegli operatori che inevitabilmente entrano a contatto con pazienti e familiari di cui non si sa se stiano effettivamente rispettando la quarantena e le norme igieniche connesse all’emergenza “Coronavirus”. Ne abbiamo lette e viste di tutti i colori in questi giorni su persone che, senza alcun rispetto per gli altri, hanno violato e continuano a violare, come se nulla fosse, le misure restrittive imposte dal governo. L’operatore che fa assistenza domiciliare può trovarsi in situazioni pericolose senza rendersene conto. Può avere contatti con persone positive asintomatiche. Può egli stesso essere potenzialmente infetto e non saperlo. Ricordare questa categoria, in un contesto in cui si parla tanto (e giustamente) del personale ospedaliero, mi sembra più che doveroso. C’è chi auspica la sospensione temporanea del servizio. Un’ipotesi a mio avviso utopistica in quanto certe professioni, per i motivi che sappiamo tutti, non possono e non devono fermarsi. Tra questi sono compresi gli Operatori socio-sanitari che lavorano in ambito domiciliare.

3 pensieri riguardo “Oss a domicilio, anche per loro sono giorni turbolenti.

  • Marzo 17, 2020 in 3:53 pm
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    D’accordissimo, ma mettiamo il caso di un paziente , la cui famiglia vive con lui, ed è in casa perché non può andare a lavoro, ma so rifiuta di curarsi della sola igiene del paziente, perché l’osservazione deve essere obbligato ad andare a lavoro, dal momento che non è un servizio obbligatorio visto che i parenti ( belli …giovani) sono in casa???? Perché mettono a rischio la vita del paziente e dell’oss???? Io mi sono rifiutata, dopo che la casa è minuscola, sono tutti la senza mascherina, non rispettano lo spazio e via dicendo…. Ho pensato sulla bilancia quanto vale la vita mia, dei miei familiari ( un padre immunodepresso) e la vita del paziente e non vale 500 euro….quando non è necessario. Avrò fatto male, ma no, non ce la faccio, dal momento che non hanno avuto il benché minimo rispetto….e prendono tra l altro le agevolazioni nonostante 3 di loro siano sempre a casa (perché non lavorano cmq neanche nelbresto dell’anno). Se devo rischiare rischio per chi davvero è solo e non ha nessuno

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  • Aprile 8, 2020 in 5:10 pm
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    Io lavoro per servizio assistenza domiciliare e ho lavorato tutto il mese ..al posto di 100 euro rivedete i contratti .il nostro lavoro è stato per anni sottopagato. Uno schifo

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