I momenti più imbarazzanti che ci ha regalato il Coronavirus.

Strade deserte, supermercati presi d’assalto, ordinanze, divieti, mascherine, stadi e teatri chiusi. Da quando il Coronavirus ha fatto il suo ingresso in Italia a preoccupare non sono soltanto i numeri che ha fatto registrare, ma anche il delirio generale che sta vivendo il Paese. Puntate intere sul Coronavirus hanno inevitabilmente generato un clima di terrore nella popolazione che anche in questo caso risulta divisa. Da una parte ci sono gli ipocondriaci cronici e patologici, dall’altra i negazionisti. Quando, qualche mese fa, l’allarme è entrato anche in Italia mi sono chiesto se fosse il caso o meno di realizzare un pezzo sul Coronavirus. Così ho deciso di scrivere anche io qualcosa in merito. In questo articolo farò riferimento ai momenti più imbarazzanti che ci ha regalato il Coronavirus. 

#1 Zaia e i topi cinesi.

Chi è che non ha mai visto un cinese mangiare un topo vivo? Tra le perle di saggezza lette ed ascoltate in questi mesi, meritano sicuramente una posizione privilegiata le esternazioni del governatore del Veneto, Luca Zaia. Il leghista, intervenuto qualche mese fa su Antenna 3, ha attribuito la responsabilità della diffusione del Coronavirus nel mondo alla scarsa igiene del popolo cinese. “La cultura del nostro popolo è quella di farsi la doccia – ha affermato il presidente del Veneto -, anche l’alimentazione, la pulizia, le norme igieniche, il frigorifero, la scadenza degli alimenti sono consuetudini del nostro popolo. Penso che la Cina abbia pagato un grande conto perché comunque li abbiam visti tutti mangiare topi vivi ed altre robe del genere”. Le parole illuminanti di Zaia ci rendono veramente fieri di essere italiani, noti in tutto il mondo per essere puliti ed onesti.

#2 Barbara D’Urso e il lavaggio sociale delle mani.

È stato sicuramente uno dei momenti più imbarazzante da quando il Coronavirus ha fatto il suo ingresso in Italia. Barbara D’Urso interviene nei suoi salotti televisivi per una nobile ragione: spiegare come ci si lava le mani. Lo ha fatto perché evidentemente ha a cuore la salute di milioni d’italiani, che prima di allora ovviamente non sapevano come ci si lavasse le mani. A noi non resta che ringraziare la conduttrice di Pomeriggio Cinque per i preziosi consigli atti a scongiurare il dilagare del Coronavirus in Italia.

#3 Gli scaffali dei supermercati vuoti.

Altro momento imbarazzante connesso alla diffusione in Italia del Coronavirus è legato alla corsa irrazionale ai viveri manco si trattasse della peggiore carestia alimentare degli ultimi mille anni. Le immagini dei notiziari ci mostrano supermercati letteralmente presi d’assalto da gente terrorizzata pronta ad accaparrarsi l’ultima scorta di pasta. Uno scenario tipico di guerra generato dalla fobia che il virus ci costringa a rimanere segregati in casa per i prossimi 10 anni. Follia pura ed ingiustificata.

#4 “Gli anziani non sono indispensabili”.

Sul Coronavirus ne abbiamo sentite di tutti i colori. I protagonisti appartengono fondamentalmente a due scuole opposte di pensiero: i creduloni, quelli che, come abbiamo visto prima, muniti di mascherina prendono d’assalto i supermercati, e gli increduli, quelli che, al contrario, tendono invece a negare completamente l’esistenza del problema. La peggiore affermazione che ho sentito dal partito degli increduli è la seguente: “il Coronavirus non è pericoloso, in fin dei conti a morire sono soprattutto gli anziani o le persone con alcune patologie croniche”. Affermazioni terrificanti che sminuiscono il valore della vita delle persone anziane e malate, che così passerebbe in secondo piano rispetto a quella della popolazione giovane, sana e di robusta costituzione fisica. Il più convinto sostenitore di tale orripilante pensiero è il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, il quale in un teweet ha voluto in qualche modo sminuire la pericolosità del Covid, affermando che in fin dei conti il virus colpisce solo le persone molto anziane, “non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”.

#5 Strumentalizzazioni politiche.

Ho sperato, illudendomi, che il problema non diventasse oggetto di strumentalizzazioni politiche, sia a destra che a sinistra. Speranza che ovviamente si è rivelata un’utopia. All’indomani del primo decesso italiano per Coronavirus, il leader della Lega, Matteo Salvini, coglie in pieno l’occasione ed entra nel merito dell’argomento. Lo fa, come già ci ha abituati in altri straordinari momenti della sua brillante carriera politica, con delle esternazioni assolutamente fuori luogo. L’ex ministro dell’Interno chiede al governo la chiusura immediata dei porti, a suo parare principali canali di diffusione in Italia del Coronavirus, e aggiunge “Se Conte non è capace di fare il necessario per tutelare la salute dei nostri figli ne risponderà davanti agli italiani”. Anche in un contesto del genere, evidentemente, il leader leghista non riesce a non fare propaganda lucrando sulla paura della gente. Non solo. Il leader del Carroccio ha dimostrato di non essere neppure capace di sostenere una sola idea, con coerenza e solidità di pensiero. Se è vero che solo gli stupidi non cambiano idea, Matteo Salvini allora è un genio, un intellettuale contemporaneo, che prima sostiene la chiusura totale di tutto (porti compresi), poi diventa il primo promotore della riapertura di negozi, ristoranti, parrucchieri, ecc, perché il diritto al lavoro viene prima del diritto alla salute. Un pensiero inquietantemente sostenuto da una buona parte della politica italiana: Meloni, Sgarbi, Toti, Borghi (giusto per citarne qualcuno).

#6 Angela da Mondello.

Non poteva mancare in questa blacklist Angela Chianello, la signora di Mondello che con un’ignoranza da oscar, esibita con orgoglio e voluttà, la scorsa estate da una spiaggia urlava all’Italia intera “Non ce n’è Coviddi”. Ecco, in un Paese normale la succitata signora sarebbe già in galera, per la diffusione di un messaggio sbagliato e delirante, ma siamo in Italia e qui, si sa, ogni accadimento, anche il più drammatico viene trasformato in barzelletta e i suoi protagonisti in fenomeni da baraccone più o meno celebri. Non a caso, Angela da Mondello, una creatura mediatica di Barbara D’Urso, ha nei giorni scorsi inciso un singolo con tato di videoclip, che fortunatamente ha incontrato il disappunto delle autorità. La signora è stata multata perché nel video creava assembramenti e non indossava neppure la mascherina.

#7 Il popolo dei “No mask”.

In un elenco di categorie, uomini e donne che hanno fortemente e gravemente danneggiato l’immagine del nostro Paese, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, non posso non fare rifermento ai negazionisti, in particolar modo al popolo colto ed evoluto dei “No mask”. Fino ad ora, mi sono soffermato sui fenomeni solitari, sui casi isolati di dichiarata ignoranza come Angela da Mondello. E fin qui, tutto sommato, sebbene il suo messaggio grave e fuorviante desti un po’ d’impressione (e pure qualche risata), sembrerebbe tutto nella norma. Le perplessità aumentano quando si è a conoscenza che a pensarla come Angela c’è un’intera categoria organizzata: i negazionisti, i complottisti e il popolo dei “No mask”. Per loro il virus non c’è, non esiste, così come non sono mai esistiti i carri funebri di Bergamo o le migliaia di persone che sono decedute nei reparti di terapia intensiva degli ospedali italiani. Il virus per loro è un’invenzione, la prevaricazione di un potere superiore che impone dall’alto una dittatura sanitaria, espressa simbolicamente e materialmente con l’obbligo all’uso della mascherina.   

 

 

Marco Amico

Operatore socio sanitario, blogger e giornalista. Ho 35 anni, una laurea in Lettere e Filosofia, che c'entra poco con la mia professione, e la passione per la scrittura, le bici, le serie TV, i libri, la storia. Lavoro in una casa di riposo e nel tempo libero scrivo articoli d'informazione socio-sanitaria.

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