La terza S serve davvero?

Oggi voglio porre al centro dell’attenzione un tema attorno al quale si fa ancora molta confusione, nonostante alcuni miei colleghi già in passato siano intervenuti per tentare di fare un po’ di chiarezza in merito.  Mi riferisco ovviamente al dibattito relativo all’utilità dell’Oss con formazione complementare, meglio conosciuto con l’acronimo OSSS (Operatore socio sanitario specializzato). Negli ultimi giorni ho ricevuto qualche email su tale argomento e la domanda più ricorrente è la seguente: vale la pena investire tempo e denaro per questo titolo? Premesso che questo articolo non vuole assolutamente essere una guida su come dovreste spendere i vostri soldi, vorrei semplicemente esprimere il mio punto di vista in merito.

Formazione e competenze dell’OSSS.

Prima di entrare nel dibattito sull’utilità o meno del titolo di Operatore Socio-Sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria, è necessario fermarci un attimo e vedere più da vicino chi è l’OSSS e quali mansioni è chiamato a svolgere. Tale figura viene introdotta nel 2003 con  l’Accordo suggellato il 16 gennaio tra i ministeri della Salute e del Lavoro, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano allo scopo di – si legge nel regolamento – “far fronte alle crescenti esigenze di assistenza sanitaria nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche e private”.  Si tratta sostanzialmente di una sorta di aggiornamento professionale, dalla durata non inferiore alle 300 ore, di cui metà di tirocinio, destinato a chi fosse già in possesso del titolo di Oss. Superato l’esame finale, viene rilasciato un attestato che autorizza di fatto l’operatore ad espletare alcune competenze che prima venivano attribuite esclusivamente all’infermiere, e in particolare la somministrazione di terapie farmacologiche, non solo per via orale ma anche intramuscolare e sottocutanea. Il provvedimento, in ogni caso, ribadisce la centralità del ruolo decisionale dell’infermiere in relazione alle mansioni appena descritte. Per consultare integralmente il testo dell’Accordo del 2003 e le competenze dell’OSSS clicca qui.

La terza S è veramente utile? Ecco come la penso.

Tornando alla domanda iniziale che ha dato anche il titolo a questo articolo, e cioè “La terza S serve davvero?”, entriamo finalmente nel merito della questione. Prima però vorrei fare una doverosa premessa. Ciò che riporterò nelle righe seguenti è semplicemente il frutto di una valutazione personalissima che non ha la finalità di condizionare le vostre scelte formative e professionali. Considero, al giorno d’oggi, il conseguimento del titolo OSSS assolutamente privo di utilità, in primo luogo perché si tratta di una figura professionale che, sebbene sia riconosciuta a livello nazionale come abbiamo visto, non risulta essere ancora abbastanza ricercata nel mondo del lavoro sociosanitario. È sufficiente infatti avviare una breve indagine, anche sul web, per rendersi conto che tra i maggiori siti di annunci manchi un’effettiva ricerca di Operatori Socio-Sanitari con formazione complementare. La domanda è carente perché le aziende socio-sanitarie, evidentemente, non riscontrano alcuna utilità in tale figura, e continuano così ad affidarsi ai profili professionali tradizionali: l’Oss per l’assistenza di base alla persona, l’infermiere per quella prettamente infermieristica e sanitaria. Qualcuno potrebbe pensare che le aziende sanitarie, assumendo un OSSS, prenderebbero in un colpo solo sia un infermiere che un Oss, liberandosi dei costi assai più onerosi dovuto all’ingaggio del primo. È chiaro che si tratta di un’ipotesi pressoché insostenibile, in quanto un Oss, con o senza la terza S, non può lavorare in piena autonomia ma sempre sotto la supervisione dell’infermiere, al quale l’Accordo del 2003 riconosce ogni prerogativa decisionale. Dall’ambito privato passiamo ora al pubblico. Certamente in ambito concorsuale, la terza S, a seconda sempre dei requisiti richiesti da alcuni bandi, può (ma non sempre) valere qualche punticino in più nella valutazione dei titoli. Ma si tratterebbe sempre di un riconoscimento minimo a fronte di una spesa, quella relativa all’acquisto del corso, che generalmente non è quasi mai inferiore ai 1500 euro. In ogni caso, al giorno d’oggi, non esistono (se non in rarissimi casi) ancora bandi di concorso finalizzati alla recluta di OSS con formazione complementare. Un’incongruenza che dovrebbe indurre molti a riflettere bene e a lungo prima di intraprendere questo percorso formativo.

Considero, tuttavia, assolutamente legittima l’iscrizione ad un corso OSSS per motivi personali legati all’ampliamento delle proprie conoscenze su argomenti di cultura socio-sanitaria. Se ritenete che tale formazione possa in qualche modo migliorare la qualità della vostra professione, sia a livello teorico che pratico, allora evidentemente fate bene ad intraprenderla.

 

 

Marco Amico,

curatore e fondatore di Oss Online.

 

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