Cinque tipologie di pazienti con cui non vorresti avere mai a che fare.

Lo abbiamo sempre detto. Chi svolge una professione sanitaria deve avere empatia, professionalità e soprattutto, pazienza. Tanta, tantissima, pazienza. Senza quest’ultima caratteristica sarebbe impossibile lavorare in un ambiente ospedaliero, in una casa di cura, o in qualsiasi struttura assistenziale o sanitaria. Una virtù che viene però seriamente messa a dura prova da alcuni pazienti che davvero facciamo fatica a tollerare. Non importa il ruolo che ricopri.  Che tu sia un medico, un infermiere o un oss. Ti sarà capitato almeno una volta, durante la tua carriera, di dover dar loro assistenza e di rimpiangere il giorno in cui hai deciso di fare questo mestiere. Ecco le 5 tipologie di pazienti con cui non vorresti avere mai a che fare.

#1 L’ipocondriaco.

La sua camera è pervasa da un’atmosfera davvero inquietante. Un senso di negatività dominante che finisce per coinvolgere tutte le persone che vi entrano. È la stanza di degenza del paziente ipocondriaco, colui che crede di essere affetto da tutte le patologie di cui sente parlare. Questo tipo di paziente è dotato di una cultura medica impressionante, che non ha nulla da invidiare a quella del primario del reparto in cui lavori. Se è vero che le persone serene trasmettono serenità, il paziente ipocondriaco è in grado di trasferirti un senso di angoscia e di ansia davvero terrificanti. Il pensiero della morte è una costante. Il campanello della sua camera suona 480 volte in un giorno, e cioè una volta ogni 3 minuti. Le sue richieste variano da caso a caso: troppo caldo, troppo freddo, troppe zanzare, poche zanzare, sete, fame, inappetenza, nausea, solitudine, ecc. Se il suono del campanello fosse una disciplina olimpica, il degente ipocondriaco sarebbe un fuoriclasse in questa specialità.

#2 Il tuttologo.

A differenza dell’ipocondriaco, dotato di una cultura medica da far invidia, il paziente tuttologo non solo sa tutto, ma deve necessariamente esternarlo agli altri, compresi medici, infermieri ed operatori socio-sanitari. La sua camera è letteralmente invasa da libri e riviste specialistiche che rigorosamente finge di leggere. Tutti i campi del sapere sono di sua pertinenza, compreso quello sanitario. La sua qualità migliore è la tendenza a contraddire tutto ciò che asserisce l’interlocutore, sia che si tratti del compagno di stanza sia che si tratti del medico che è venuto a visitarlo. Ha una soluzione ad ogni problema personale di salute ed è fiero di poterlo esprimere a tutto il personale sanitario. Immaginate voi quanto possa essere fastidioso prestare assistenza a questa tipologia di paziente.

#3 Il logorroico.

C’è stato detto quanto sia importante la funzione dell’ascolto per instaurare un rapporto empatico con il paziente. Un ascolto attivo, fondato su un giusto livello di attenzione, è alla base di una buona  comunicazione. Ascoltare, dunque, è molto importante. Ma fino ad un certo punto. Ascoltare un paziente logorroico, vi assicuro, non è un’esperienza gradevole. A differenza dell’ipocondriaco, specializzato sul suono del campanello, il paziente logorroico è imbattibile in un’altra specialità: il monologo. Riuscirebbe a parlare, senza fermarsi, per più di tre ore. Peccato (o per fortuna?) che chi presta un servizio socio-sanitario non ha tutto questo tempo a disposizione. In questo caso, l’abilità del sanitario sta tutta nel doverlo interrompere e fargli capire, educatamente, che ha cose più importanti da fare.

#4 La pettegola.

Non si offendano le lettrici di questo blog, ma è statisticamente più probabile che in questa categoria rientrino pazienti di sesso femminile. Per questo motivo utilizzerò, solo per questo specifico ambito, l’articolo femminile. Fattene una ragione, la paziente pettegola non ti considera un operatore della sanità, bensì una compagna di banco, un’amica che può incontrare in un bar o dalla parrucchiera. Spesso si rivolge a te dandoti del tu, proprio come fa con un’amica di vecchia data. Ciò la autorizzerebbe a porti qualsiasi tipo di domanda, anche la più indiscreta, e sempre nel momento più inopportuno. È facile, infatti, che l’assistita in questione ti chieda “come va con la fidanzata?” proprio nel giorno in cui hai litigato di brutto con il tuo partner. La sua dote principale è infatti il tempismo, mentre l’ambizione che dà un senso alla sua esistenza è quella di raccogliere quante più informazioni possibili sulla gente. Fai attenzione quando ti rapporti con lei. Ogni informazione che le fornisci può essere mal interpretata, divulgata in tempi record in tutti i reparti ed avere un clamoroso effetto boomerang che nuocerebbe alla tua professionalità.

#5 Il lamentoso cronico.

Abitudine tra colleghi è quella di “fare la conta” e “tirare a sorte” per stabilire chi deve entrare nella sua stanza. Nessuno infatti vorrebbe avere a che fare con il paziente lamentoso cronico. La sua caratteristica, neanche a dirlo, è il lamento costante. Fortemente convinto di essere vittima di un complotto, questo tipo di paziente vanta infatti un’attitudine innata al lamento. Si lamenta per tutto e tutti: la qualità del cibo, la comodità del letto, il compagno di stanza che russa, il tipo di assistenza. Guai però a contraddirlo. Potresti essere accusato di egoismo e scarso senso di comprensione. Tra i pazienti citati, il lamentoso cronico è forse il peggiore. Costantemente in contatto con la direzione della struttura in cui lavori, potrebbe raccontare al datore di lavoro ogni tuo presunto passo falso. La tua condotta, quando presti assistenza a questo tipo di paziente, deve essere dunque impeccabile.

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