Burnout: sette campanelli d’allarme.

L’Operatore Socio-Sanitario, come ogni altro professionista della sanità, è inevitabilmente esposto a dei rischi. Tra i pericoli più comuni correlati all’attività dell’Oss riscontriamo il burnout, una particolare forma di malessere che comporta esaurimento psico-fisico e che colpisce principalmente gli operatori delle cosiddette professioni d’aiuto (helper). Anche l’Oms (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha recentemente riconosciuto il burnout come “sindrome da stress da lavoro”.  In questo articolo elencherò i sette campanelli d’allarme che secondo gli esperti sono tipici di questa sindrome, e che non devono essere assolutamente sottovalutati.

1. Ansia prima di andare a lavoro.

I minuti che ti separano dalla timbratura sono paragonabili agli ultimi istanti di vita di un condannato a morte. Non riesci a pensare ad altro, se non all’ineluttabile destino che ti attende. Il caffè di rito con i colleghi, poco prima dell’inizio del turno, è un’inutile cura palliativa contro un male inevitabile ed imminente. L’ansia cresce vertiginosamente quando entri nello spogliatoio e ti accingi ad indossare il camice. Da questo momento scatta il conto alla rovescia che ti separa dalla fine di questa terribile condanna. Se vivi più o meno in questo modo la routine lavorativa, significa evidentemente che qualche problema di fondo c’è. Fai attenzione però. Non sto dicendo che tu non sia capace di svolgere questo lavoro, ma che probabilmente c’è uno stato d’ansia alla base, che ti impedisce di esprimerti al meglio durante il turno.

2. Stati d’ansia post lavoro.

La giornata si è rivelata più pesante del previsto. Hai scoperto che il collega, che ritenevi uno storico alleato, una persona della quale ci si potesse fidare, in realtà sta studiando i tuoi passi falsi per poterli raccontare al capo. Il tuo datore di lavoro non ha nulla da invidiare ad un generale statista a comando di un regime totalitario. Gli utenti lamentano delle lacune colossali. Uno, in particolare, ti accusa di avergli rubato il portafogli che non riesce a trovare. Quando torni a casa, non riesci a pensare ad altro, se non alla giornataccia che hai appena trascorso. Anche questo purtroppo è un campanello d’allarme che ti fa capire che c’è qualcosa che non va nel rapporto con il tuo lavoro.

3. Senso di inadeguatezza.

Improvvisamente hai la sensazione di non essere più in grado di sostenere il peso delle responsabilità, in quanto non ti senti più all’altezza della situazione. Ogni difficoltà, anche la più irrilevante, ti appare come un ostacolo insormontabile. Credi di non essere più capace di svolgere il tuo lavoro. Questo senso di inadeguatezza influisce negativamente sulla qualità del tuo lavoro ed ha un impatto tremendamente negativo sulla tua autostima.

4. Demotivazione, mancanza di attenzione e tendenza a delegare.

Durante lo svolgimento del tuo lavoro, non riesci più a mantenere la concentrazione giusta, necessaria per garantire i servizi ai tuoi utenti in maniera sicura e professionale. Ti capita sempre più spesso di dimenticare di portare al termine alcune consegne importanti. La motivazione, che era l’elemento che ti ha sempre contraddistinto rispetto ad altri colleghi, adesso viene meno. Di fronte ai problemi gestionali tipici del tuo lavoro, tendi sempre a deresponsabilizzarti e a delegare qualcun altro. Sono tutti indizi che devono indurti a prendere una pausa di riflessione al fine di recuperare quella serenità che hai evidentemente smarrito.

5. Difficoltà nella gestione del tempo libero.

Anche questo purtroppo è un campanello d’allarme che non promette nulla di buono: il pensiero ossessivo del lavoro ha clamorosamente intaccato anche la tua vita privata. Se prima facevi il conto alla rovescia dei giorni che ti separavano dal tanto agognato riposo, adesso anche la gestione del tempo libero è diventata un grosso problema. Non riesci più a goderti a pieno il giorno libero, guastato dal pensiero ricorrente del carico di lavoro che ti spetterà il giorno dopo. Non hai più voglia di dedicarti alla tua famiglia e ai tuoi amici. Perdi progressivamente l’interesse per tutte quelle attività di svago che prima svolgevi con grande passione.

6. Insonnia, mal di stomaco, mal di testa, spossatezza.

Inevitabilmente questa sensazione ha delle ripercussioni sul tuo stato di salute. La notte non riesci a chiudere occhio perché il pensiero costante del lavoro ti affligge. Da qualche giorno, inoltre, alcuni disturbi (mal di pancia e mal di testa), prima casuali, sono diventati sempre più ricorrenti. Devi sapere che questi malesseri fisici non sempre hanno cause organiche, ma spesso sono in realtà sintomi di malesseri più complessi e profondi. D’improvviso, rispetto al passato, è aumentato anche il numero delle assenze da lavoro per malattia.

7. Nervosismo e rabbia.

La pazienza e la serenità hanno lasciato il posto alla rabbia e all’impulsività, che manifesti quotidianamente nel rapporto con i tuoi colleghi, e non solo. Adesso il malessere che ti angustia non è più invisibile, ma tendi ad esternarlo sistematicamente, senza rendertene conto, non solo durante le ore di lavoro ma anche a casa o con gli amici. I litigi con il partner (anche per motivi futili) sono decisamente più frequenti. Sei irascibile, impulsivo, irrequieto e sempre più suscettibile.

Un pensiero riguardo “Burnout: sette campanelli d’allarme.

  • Ottobre 15, 2019 in 3:40 pm
    Permalink

    E chi ci aiuta in tutto questo? Nemmeno i sindacati ti aiutano ad uscire da questa situazione. Credo che i datori di lavoro siano più protetti dei lavoratori. Brutto da dire ma è la verità

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *